Con la Direttiva 2010/18/UE, entrata in vigore il 7.04.2010, il Consiglio UE stabiliva gli standard minimi in tema di congedo parentale, al fine di ridurre il gender gap sul fronte dell’occupazione e riequilibrare la vita familiare e l’attività professionale di lavoratrici madri e lavoratori padri. A distanza di oltre 8 anni, il quadro comunitario che si è delineato appare tutt’altro che confortante: permangono, infatti, forti differenze tra i vari Paesi; c’è una scarsa partecipazione degli uomini al beneficio in questione; gli squilibri di genere in materia di lavoro e conciliazione lavoro-famiglia non sono stati di certo superati. Per questi motivi, si è fatta strada la consapevolezza di un’azione congiunta a livello UE in grado di invertire la tendenza e garantire, attraverso una politica più incisiva dei congedi parentali, l’attuazione del principio di parità tra uomini e donne.
Uno spunto interessante in tal senso potrebbe fornirlo una proposta innovativa che viene dalla Spagna, già presente in 16 Paesi (in Italia è promossa dalla rete associativa “Il giardino dei padri”): la piattaforma PLENT. Il presupposto essenziale è l’uguale importanza dei 2 genitori nella crescita dei figli e una piena condivisione dei compiti di cura del bambino. Tre i cardini: 1) uguale durata dei congedi; 2) non trasferibilità; 3) integrale retribuzione al 100%.
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