Diritto privato, commerciale e amministrativo
30 Settembre 2026
... e alla fine le chat Whatsapp diventano prova in giudizio
Importante pronuncia della Cassazione, sezione V penale, che, con sentenza 2.07.2026, n. 24803, attribuisce il valore di prova alle conversazioni su app di messaggistica.
Il diffuso utilizzo delle applicazioni di messaggistica istantanea, che spesso oramai hanno preso il posto dell’interlocuzione verbale, non è senza conseguenze: sia le conversazioni singole che quelle su gruppi hanno implicazioni giuridiche che la sentenza ben porta all’attenzione degli operatori.La vicenda riguarda la produzione in giudizio di c.d. "screenshot" che di fatto altro non sono se non le foto delle conversazioni magari poi cancellate. Vedremo come la Cassazione argomenta sull’accoglibilità come prova di tali produzioni; tocca però porre l’accento sulla "leggerezza" con la quale ci si esprime in tali conversazioni che, per quanto ormai abbiano preso il posto di quella verbale, hanno il connotato della tracciabilità e, dal momento che "scripta manent", possono dare luogo a conseguenze di non poco conto.Per restare nell’ambito del lavoro, ormai molte organizzazioni adottano appunto gruppi ove vengono gestiti turni, attività operative e vengono date disposizioni e, spesso, anche molte "lamentele" di responsabili, coordinatori, capi settore ecc. avvengono su tali comunità informatiche, come prima avvenivano in reparto, negozio, magazzino, con la notevole differenza che la "parola" fuori luogo detta a voce magari passa, mentre se rimane scritta in un gruppo di lavoro diventa suscettibile di azioni e conseguenze, fino addirittura alle querele di parte, essendo per la giurisprudenza parificata a offesa in pubblico.Ciò detto, nel caso di specie, si...