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Diritto 06 Maggio 2020

È reato appropriarsi dei file dell'azienda

In tempi di smart working e remote work può essere utile sapere che commette il reato di appropriazione indebita chi si impossessa di file aziendali.

Il confinamento a cui ci ha costretti il Covid-19 ha consentito di riscoprire nuove modalità lavorative: il lavoro agile, meglio conosciuto come smart working, e il lavoro a distanza (remote work), che nella quasi totalità dei casi implicano l'utilizzo di strumenti informatici sovente resi disponibili ai lavoratori direttamente dalle aziende: notebook, tablet, smartphone. Sebbene siano indiscutibili le qualità di tali modalità lavorative, tuttavia potrebbero nascondere qualche insidia per le stesse aziende, come ad esempio il rischio che i dati aziendali contenuti nello strumento informatico siano diffusi indebitamente a terzi (magari ad un concorrente) oppure lo stesso strumento è utilizzato per carpire dati dal server aziendale, al quale potrebbe essere direttamente collegato. Ad evidenza si tratta di ipotesi che implicano l'infedeltà del lavoratore, cui potrebbero conseguire danni di diversa specie per l'azienda. Al riguardo, la Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 11959/2020 ha affermato il principio di diritto secondo il quale “i dati informatici (files) sono qualificabili cose mobili ai sensi della legge penale e, pertanto, costituisce condotta di appropriazione indebita la sottrazione da un personal computer aziendale, affidato per motivi di lavoro, dei dati informatici ivi collocati, provvedendo successivamente alla cancellazione dei medesimi dati e alla restituzione del computer formattato”. La...

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