L’avvento del business 4.0 non comporta solamente, in termini generali, la scomparsa del lavoro, ma anche la sua trasformazione in lavoro digitale: trasformato ed eventualmente rivitalizzato in funzione delle nuove modalità di produzione e dei nuovi standard di competizione concorrenziale.
In realtà, ci troviamo in una fase ulteriore di un processo iniziato già da tempo, sin dalla trasformazione dei modelli organizzativi d’impresa in termini di post-fordismo, in cui l’etero-direzione ha cominciato a essere sempre meno riconoscibile e sostituita da una più flessibile etero-organizzazione. In questo contesto, l’avvento del lavoro 4.0, inteso come radicalizzazione del post-fordismo, promette un’ulteriore trasfigurazione dei vincoli dell’etero-direzione classica, e dunque un lavoro subordinato tendente a divenire, nei fatti, sempre più autonomo, con la conseguente ridefinizione del ruolo del lavoratore nell’ambito dell’organizzazione d’impresa.
Sul piano pratico, sono i parametri del lavoro (e dei suoi inquadramenti) a essere messi in discussione, tra cui in primis le stesse mansioni che tendono a perdere parte della loro rilevanza. Inoltre, la difesa della rigidità di queste ultime tende a rappresentare sempre meno una piattaforma di tutela individuale del lavoratore e di azione e rivendicazione collettiva.
La riforma dell’art. 2103 C.C., recata dal D.Lgs. 81/2015, tuttavia,...