Quante volte ci è capitato di programmare tutto alla perfezione e poi dover ammettere che, nonostante la cura e l'attenzione che ci mettiamo, il nostro programma non si realizza? Riorganizzazioni finite nel nulla, progetti di espansione miseramente falliti, risanamenti aziendali non riusciti. L'esserci affidati a consulenti capaci e l'ottima qualità dei progetti non sono sufficienti a garantirne il successo, non perché le nostre idee non siano valide o perché non ci impegniamo ma perché non si tiene conto della parte emozionale delle organizzazioni.
Si sente spesso parlare di organizzazione razionale, di processi che devono essere prima pensati, poi realizzati, poi verificati e infine rimodulati. Però le organizzazioni sono formate da persone, con le loro singole personalità e modi di fare. Con le loro emozioni, che possono ostacolare o agevolare anche la minima programmazione e che hanno un peso determinante nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tutto ciò è irrazionale e può non avere un senso se ci fermiamo alla superficie delle cose e non andiamo un po' più in profondità, esplorando il mondo nascosto (e talvolta anche preoccupante) delle emozioni.
Rabbia, invidia, gelosia, paura, sospetto alimentano resistenze e possono rallentare qualsiasi processo, anche quello impostato nel migliore dei modi e che ci ha visto impegnare tutte le nostre risorse. La reazione...