Sul piano strettamente economico, finanziario e politico, il secolo scorso ha visto la contrapposizione dei modelli economici che il pensiero ha catalogato sotto le definizioni di “capitalismo” e “comunismo”. La loro prima peculiarità è quella di anteporre alla politica strettamente economica una visione contrapposta della società, tanto da essere interpretati come veri e propri sistemi alternativi, in continuo conflitto ideologico ancora prima che politico.
Il male del capitalismo, secondo i detrattori, sta nella continua ricerca della competizione come motore dell’economia, meccanismo che alimentando la conflittualità individuale e di classe finisce col generare sfruttamento e, con esso, ingiustizia e disequilibrio a livello sociale e distributivo delle risorse. Per contro, gli antagonisti del comunismo vedono in esso la vera e propria fine dello sviluppo economico, agevolata dal progressivo appiattimento della società e dalla passività individuale dilagante (causata a sua volta dall’intervento diretto dello Stato nelle questioni private).
La storia recente è costellata di episodi che hanno fatto gridare alla fine ora dell’uno ora dell’altro modello economico, con il risultato che, dopo la crisi dei mercati finanziari, la pandemia e l’insorgere di conflitti di ovvia matrice economica, anche i sistemi più evoluti sono stati obbligati all’adozione di misure...