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Diritto privato, commerciale e amministrativo 06 Luglio 2026

Eredità digitale e vuoto normativo

Il progresso tecnologico ci ha illusi di poter smaterializzare ogni aspetto della nostra esistenza, eppure, quando si varca la soglia delle successioni, il diritto italiano si palesa in tutta la sua anacronistica ostinazione, saldamente ancorato a una visione del mondo risalente al 1942.

In un'epoca in cui la ricchezza viaggia su archivi crittografati e gli asset immateriali costituiscono fette rilevantissime dei patrimoni, la pretesa che l’ultima volontà debba necessariamente essere vergata su cellulosa genera un cortocircuito normativo non più tollerabile.La tematica non rappresenta un mero vezzo per appassionati di tecnologia, ma una vera e propria urgenza operativa per i professionisti chiamati quotidianamente ad assistere i contribuenti. Come recentemente ribadito dal Consiglio nazionale del Notariato attraverso un decalogo dedicato, in Italia così come nel resto d'Europa manca una disciplina organica in materia di eredità digitale. È tuttavia sul fronte fiscale che la questione rischia di innescare una miscela esplosiva, trasformandosi in un potenziale salasso per gli eredi.Dal 1.01.2025, complice l’introduzione dell’autoliquidazione per l’imposta di successione, i chiamati all'eredità sono tenuti a calcolare e versare il tributo in tempi stringenti, sotto la minaccia di sanzioni pesantissime per il minimo errore. Trasliamo questa norma nella pratica di studio: un de cuius titolare di un cospicuo portafoglio di criptovalute. Senza una corretta pianificazione, le chiavi private vanno perse e questi asset diventano fantasmi irrecuperabili. Gli eredi potrebbero trovarsi nella surreale (e drammatica) posizione di dover dichiarare e liquidare le imposte su un patrimonio di cui conoscono l'esistenza, ma a cui non hanno il minimo accesso...

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