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Diritto 18 Novembre 2019

Familiare che “aiuta” può essere riconosciuto socio e fallire

Una situazione che rischia di essere considerata indice di rapporto societario nel caso di intervento sistematico a supporto dell’impresa.

Caso: un coniuge e un figlio avrebbero alimentato l'attività d'impresa con il rilascio sistematico di fideiussioni, garanzie ipotecarie, finanziamenti e con l'incasso di assegni e l'utilizzo di altre forme di liquidità d'impresa. Al riguardo si è espressa definitivamente la Cassazione civile Sez. I (sentenza 28.10.2019, n. 27541), secondo cui tali atti, "se non sono di per sé idonei ad evidenziare il rapporto sociale, (...) specie se giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela", tuttavia, qualora si mostrino come attività sistematiche (cfr. Sez. 1, sentenza n. 3271/2007), frutto di una "costante opera di sostegno dell'attività dell'impresa", possono portare alla ragionevole conclusione che tra i componenti del nucleo familiare si sia attuata una chiara "collaborazione dei familiari al raggiungimento degli scopi sociali", così integrandosi in via tacita un contratto sociale tra di loro, non necessariamente frutto di uguali posizioni nell'ambito dell'organizzazione societaria, quale si è - secondo l'ipotesi - effettualmente organizzata. Del resto, da tempo la medesima Corte di Cassazione, richiamata nella sentenza in esame, (Sez. 1, sentenza n. 84/1991) ha chiarito, in piena concordanza con i richiamati principi di diritto, che l'esistenza del contratto sociale, anche ai fini della dichiarazione di fallimento del socio...

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