HomepageDirittoFatture false, quali motivazioni per il recupero dei costi
Diritto
17 Aprile 2020
Fatture false, quali motivazioni per il recupero dei costi
Nell'ipotesi di operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione Finanziaria, oltre a dimostrare l’inesistenza dell’emittente, deve anche provare in maniera adeguata la consapevolezza della frode in capo al soggetto che ne deduce i costi.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 2.04.2020, n. 7647, conferma l'orientamento in materia di legittimità dell'azione del Fisco al cospetto della deduzione di costi correlati a fatturazioni per operazioni soggettivamente inesistenti. In tali casi, l’onere della prova ricade in via principale a carico dell’organo di controllo: onere che, in fatto e diritto, potrà essere anche assolto mediante il ricorso a una ricostruzione di tipo presuntivo. In tale contesto, la prova che il Fisco deve necessariamente recare ricade:
- in primo luogo, sulla dimostrazione che il soggetto emittente le fatture incriminate non corrisponda a quello che effettivamente ha operato la cessione (o reso la prestazione),
- in seconda istanza, che il destinatario delle fatture, quando ne deduce i rispettivi costi, sia perfettamente consapevole della frode in atto.
In termini di difesa, tuttavia, quest’ultimo sarebbe sempre tenuto a fornir prova della propria buona fede nella transazione, ricorrendo a istanze che siano comunque supportate da elementi capaci di confutare le tesi indiziarie del Fisco in ordine alla contestazione di deducibilità del costo.
La vicenda trae spunto da una serie di avvisi di accertamento, emanati dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società sottoposta a controllo per indebita deduzione di costi e indebita detrazione di Iva, assolta sui medesimi acquisti, ritenuti riferibili a operazioni soggettivamente...