Negli ultimi anni il mondo delle imprese ha fatto registrare lo sviluppo esponenziale di una serie di misure, alternative alla retribuzione, poste a favore dei lavoratori sotto forma di beni o servizi.Tali misure vengono genericamente ricondotte al più ampio concetto di welfare aziendale ma, in realtà, occorre fare una significativa distinzione con i fringe benefit a seconda delle finalità perseguite e, conseguentemente, al relativo trattamento contrattuale, fiscale e previdenziale.I fringe benefit sono dei compensi non monetari che un’azienda offre ai propri dipendenti in aggiunta allo stipendio (es. buoni carburante, rimborsi utenze domestiche o canoni affitto abitazione principale, auto aziendale, polizze sanitarie, ecc.). Avendo natura retributiva, tali benefici entrano a far parte del patrimonio del lavoratore e, pertanto sono assoggettati ad imposizione fiscale e contributiva, fatti salvi alcuni limiti di esenzione che attualmente ammontano a 1.000 euro per tutti i dipendenti e 2.000 euro per chi ha figli a carico. Possono, inoltre, essere riconosciuti ai singoli dipendenti in virtù di accordo individuale e sono revocabili a seguito di rinuncia degli interessati.Ben più ampio e complesso, come detto, l’istituto del welfare aziendale che si basa su interventi di benessere sociale riguardanti la qualità della vita dei dipendenti e dei loro familiari. Un piano di welfare aziendale va oltre la mera retribuzione, tendendo a costruire una cultura organizzativa...