RICERCA ARTICOLI
Diritto 10 Marzo 2021

Frode fiscale anche per l'impiegato responsabile amministrativo

Tale soggetto non può considerarsi un semplice dipendente privo dei poteri di rappresentanza, quando contribuisce o partecipa all'attuazione di condotte illecite.

In ambito aziendale taluni comportamenti organizzativi costituiscono il discrimine delle responsabilità attribuibili ai diversi soggetti che vi operano, specie quando tali soggetti contribuiscono, partecipano o aderiscono a fatti illeciti. Nel corso delle indagini per il reato di dichiarazione fraudolenta (art. 2 D.Lgs. 74/2000), il GIP disponeva il sequestro preventivo anche dei beni immobili intestati al responsabile amministrativo di una società. Avverso tale ordinanza, l'indagato proponeva ricorso per Cassazione deducendo di essere un “semplice” dipendente, privo del potere di rappresentanza della società nel cui interesse era stato commesso l'illecito tributario. Inoltre, sebbene dotato del potere di firmare le dichiarazioni fiscali, conferitogli con procura speciale, eccepiva che mancava la prova che avesse firmato quelle oggetto di contestazione, perché non presenti in atti. La Suprema Corte (sentenza n. 2270/2021) ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto, facendo proprie le considerazioni poste a base del provvedimento impugnato, per le quali si era ritenuta la sussistenza di gravi indizi del reato contestato anche all'indagato. In particolare, il responsabile amministrativo in questione: - era il soggetto che nell'ambito della società impartiva direttive per la registrazione e il pagamento delle fatture, con le relative annotazioni; - un teste ne evidenziava il ruolo significativo...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.