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Diritto del lavoro e legislazione sociale 09 Marzo 2026

Gli accordi sul netto non danno nessuna certezza!

Le recenti introduzioni normative, tra le quali quelle di cui all’art. 1, cc. 7, 10 e 11 della legge di Bilancio 2026, in tema di detassazioni, confermano l’instabilità degli accordi retributivi sul netto.

Le ultime introduzioni normative, in particolare quelle di cui all’art. 1, cc. 7, 10 e 11 della legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) confermano, una volta ancora, come gli accordi retributivi sul netto non diano nessun tipo di certezza, tanto agli attori datoriali quanto ai lavoratori. Si ricorda, sul punto, che con la L. 199/2025 è stato stabilito che:- al fine di favorire l'adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario, gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti del settore privato nell'anno 2026, in attuazione di rinnovi del Ccnl sottoscritti dal 1.01.2024 al 31.12.2026, sono da assoggettare, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, a un'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 5%, solamente in presenza di reddito di lavoro dipendente, nell'anno 2025, non superiore a 33.000 euro anche se derivante da più rapporti di lavoro (c. 7). A tal proposito, è stato chiarito che sono escluse dall’incidenza della normativa gli scatti d’anzianità, gli straordinari e le maggiorazioni similari, il Tfr, oltreché gli incrementi una tantum di fonte negoziale per carenza contrattuale, viceversa sono incluse le retribuzioni dirette, quali le 12 mensilità più la tredicesima e la quattordicesima, gli aumenti assorbiti mediante superminimo, e le assenze, per la sola parte integrata dal datore di lavoro, che danno diritto alla conservazione del posto di...

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