RICERCA ARTICOLI
Diritto 16 Aprile 2021

I vincoli decisori del giudice tributario ispirati all'autonomia

Nessun vincolo viene imposto rispetto alle risultanze penali: la logica del doppio binario acquisisce un'ulteriore conferma.

Il raccordo tra le risultanze dell'attività di indagine di un determinato “fatto fiscale” acquisite nel contesto del procedimento penale, e la loro confluenza nell’ambito del processo tributario, è materia in continua evoluzione in quanto affidata soprattutto ai vari interventi del diritto vivente (giurisprudenza). Tali decisioni, tuttavia, nel loro continuo divenire, non consentono di pervenire a un risultato univoco: il fatto fiscale permane sempre nella sua unicità, ma può essere sempre letto in maniera variegata o distorta. Nel contesto del procedimento tributario, in ordine alla valenza del materiale probatorio raccolto in ambito penale, è stato diffusamente proposto che i risultati delle indagini giudiziarie, ad esempio compiute dalla Guardia di Finanza e confluite nell’accertamento, devono pur sempre essere accuratamente vagliati per far si che emergano validi riscontri, che consentano di conferire chiarezza e logicità alla base motivazionale che funge da presupposto di legittimazione della pretesa tributaria. Difatti, in tale ambito, da un lato resta ferma la possibilità per l’Agenzzia delle Entrate di motivare l’accertamento tramite mera condivisione delle pregresse operazioni ispettive della Guardia di Finanza; in ogni caso, resta impregiudicata la possibilità per il contribuente di contestare la motivazione dell’avviso, laddove sia inadeguata a definire la...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.