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Lavoro
29 Ottobre 2021
Il cosiddetto working poor: cause e rimedi
Soggetti che, pur avendo un'occupazione, si trovano a rischio di povertà vuoi per un salario troppo basso, un lavoro incerto, l'incapacità di risparmiare e quant'altro. Il fenomeno, sempre più diffuso, rende urgente e indifferibile l'istituzione di un salario minimo.
Quando si parla di povertà, è opinione diffusa che essa dipenda da una mancanza di lavoro. Vi sono, invece, dei soggetti che, pur avendo un'occupazione, si trovano a rischio di povertà ed esclusione sociale, vuoi per un salario troppo basso, un lavoro incerto, l'incapacità di risparmiare e quant'altro.
È il cosiddetto working poor che, secondo l'Eurostat, riguarda quei lavoratori con una retribuzione individuale annua inferiore al 60% di quella mediana.
Al di là di questo calcolo puramente statistico/matematico, il fenomeno si presenta molto più complesso e sfaccettato, toccando diversi aspetti di natura personale, familiare, economica o sociale.
Tra le sue cause, un posto di sicura preminenza spetta ai salari che negli ultimi 30 anni hanno subito una curva discendente, dovuta soprattutto alla crescita di alcuni settori a bassa qualifica come quelli dei servizi turistici e alle famiglie, in cui le retribuzioni non sono sufficienti per uscire dalla spirale della povertà.
Inoltre, vanno considerate le numerose forme di deregolamentazione contrattuale che hanno permesso la moltiplicazione di contratti atipici e molto spesso precari. In particolare, l'anomala proliferazione dei contratti collettivi nazionali (in soli 15 anni secondo il CNEL si è passati dai 300 del 2005 agli 850 circa del 2020) ha fatalmente determinato un sensibile abbassamento dei minimi tabellari.
Un ruolo importante in questa...