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Diritto
12 Novembre 2021
Il criterio di disponibilità della prova nel processo tributario
Il giudice tributario, nell’esercizio dei propri poteri, è ampiamente vincolato in ordine all'introduzione e valutazione delle prove in giudizio: rilevanza in tale contesto dei cc.dd. fatti di comune esperienza.
Nella valutazione delle prove, al giudice di merito spetterebbe soltanto la corretta e completa individuazione delle fonti alla base del proprio convincimento, oltre che il controllo dell'attendibilità e concludenza delle prove. Il giudice è libero nella scelta tra le varie risultanze probatorie, potendo in concreto optare per la prevalenza di quelle (prove) ritenute idonee a dimostrare i fatti dedotti in giudizio, dando così prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova offerti. E in questo ambito è vincolato al rispetto delle prescrizioni che presiedono all'introduzione e valutazione delle prove in giudizio: vincolo il cui rispetto emerge evidentemente dalla motivazione, che deve recare espressa menzione dei riscontri probatori esaminati.
Il sistema dei vincoli decisori in oggetto è compendiato in un recente intervento della Suprema Corte (Cass. Civ. Sez. V, ordinanza n. 30535 depositata il 28.10.2021). La pronuncia risulta ancorata alle prescrizioni di cui all’art. 115 c.p.c. che, com’è noto, impone al giudice di porre a fondamento della propria decisione le prove che sono proposte dalle parti e, soltanto in via residuale, attingere ai fatti che possano farsi rientrare nella c.d. comune esperienza. Ed è proprio su questo aspetto che si ritiene vadano operate alcune riflessioni. La formula adottata dal comma 2 del citato art. 115, che rimanda alle “nozioni di fatto che rientrano nella...