Il mercato del lavoro italiano si caratterizza da moltissimi anni per una percentuale di lavoratori autonomi nettamente superiore alla media europea. Tale peculiarità, agli albori del nuovo millennio, poneva il modello italiano all'avanguardia di un sistema che sembrava destinato a essere composto sempre più da una maggioranza di “imprenditori di sé stessi”, a scapito del lavoro subordinato. In realtà le cose non sono andate proprio così.
Secondo una ricerca effettuata dall'Istat nel periodo compreso tra il 2008 e il 2019, a fronte di un aumento dei dipendenti del 4,4%, si è registrata una riduzione del c.d. popolo delle partite Iva pari all'8,5% e ciò malgrado il notevole incremento dei liberi professionisti (+36,5%). Quali le ragioni? La prima che viene in mente, e sulla quale è inutile soffermarsi, è sicuramente quella legata alla scomparsa di tanti piccoli negozianti, bottegai e artigiani, spazzati via dalla grande distribuzione, l'e-commerce, Amazon.
Ma a incidere profondamente sul fenomeno sono anche stati alcuni interventi normativi in 2 settori particolari. Uno riguarda la lotta alle false partita Iva, cioè quei soggetti costretti dalle aziende a svolgere in forma autonoma le proprie prestazioni lavorative per consentire un risparmio sui maggiori costi legati all'inquadramento da dipendenti.
Per contrastare questo comportamento elusivo, la L. 92/2012 (cd. Riforma...