RICERCA ARTICOLI
Diritto 22 Agosto 2019

Il giudice civile può utilizzare le prove assunte nel processo penale?


Con l'ordinanza n. 20255/2019, la Corte di Cassazione ha stabilito, tra l'altro, che il giudice civile può utilizzare, come fonte del proprio convincimento, le prove raccolte in un procedimento penale (per tutte: Cass. 2.03.2009, n. 5009; Cass. 29.10.2010, n. 22200; Cass. 20.01.2017, n. 1593; Cass. 12.06.2017, n. 14570). Nel caso di specie, la Suprema Corte si è pronunciata in una vicenda che vedeva coinvolto il figlio di una cliente di un istituto di credito, nelle more deceduta, che aveva denunziato una truffa perpetrata ai suoi danni da parte di un promotore finanziario di una banca. In particolare, gli ermellini hanno chiarito che l'argomento fondato sul rilievo per cui le dichiarazioni confessorie rese dal promotore, nell'ambito del procedimento penale, non potrebbero ridondare in pregiudizio della banca, va disatteso: non tanto perché, spiegano i Giudici, in caso di litisconsorzio facoltativo, la confessione resa da uno dei litisconsorti ha valore di prova liberamente apprezzabile nei confronti delle altre parti del rapporto processuale (Cass. 4.05.2004, n. 8458; Cass. 6.12.2005, n. 26686; Cass. 19.01.2006, n. 1013), ma poiché, a monte, la disciplina della confessione è nella fattispecie inapplicabile e una dichiarazione di quel contenuto non potrebbe nemmeno vincolare il dichiarante nei termini propri di una confessione giudiziale o di una confessione stragiudiziale fatta all'altra parte: infatti, una confessione...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.