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Diritto 17 Dicembre 2020

Il rapporto di disparità tra Fisco e contribuente

Sono sempre più frequenti le forzature in tema di onere della prova negli accertamenti tributari.

Progetto ambizioso, quello dello Statuto del Contribuente, quando nell’ormai lontano anno 2000 il legislatore si proponeva di porre le basi di una serie di principi di chiarezza e trasparenza che ispirassero il rapporto tra Fisco e contribuente. La storia ha dimostrato con fatti inequivocabili che il progetto è fallito. Sono infinite le circostanze in cui le norme della L. 212/2000 sono state derogate e bistrattate. La questione riguarda in sostanza la difficile posizione rivestita dal contribuente sul piano processuale tributario. L’art. 2697 C.C., in tema di onere della prova, impone a chi vuol far valere un diritto in giudizio, di provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Questo principio basilare non esime l’Agenzia delle Entrate dal fornire la prova costitutiva della pretesa tributaria. L'Agenzia, infatti, almeno sotto il profilo sostanziale, riveste la qualifica di parte attrice nel processo tributario. Tuttavia, nel corso degli anni, sia il legislatore, sia una prassi amministrativa costante, che ha trovato il conforto (a volte paradossale) della giurisprudenza, hanno generato fenomeni di manipolazione dell’onere della prova negli accertamenti tributari e nel contenzioso che ne segue. Pensiamo al concetto della cosiddetta “ristretta base partecipativa” nelle società di capitali costituite da pochi soci, spesso legati tra loro da rapporti di parentela. La Cassazione ha affermato a più riprese che in...

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