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Diritto 27 Aprile 2023

Il rapporto tra la legge e il giudice

Nel sistema di civil law il giudice ha ampissima libertà nell’applicare e interpretare la legge, con la conseguente disomogeneità delle decisioni.

Nel contesto della riforma Cartabia, se da un lato non vi è dubbio che le modifiche al processo civile siano molteplici e variegate, dall’altro lato credo sia carente nell’affrontare un tema organico nell’ambito del funzionamento della macchina della giustizia, e cioè il rapporto tra la legge ed il giudice chiamato ad applicarla. In verità, ho qualche dubbio persino sul fatto che tale rapporto possa trovare un’efficace disciplina in un testo scritto, tuttavia è indubbio che questo sia un tema antichissimo e di comune interesse. Come brillantemente ritenuto da Renato Rordorf in più di un’occasione, siamo al cospetto di una questione che evoca inevitabilmente domande appartenenti al campo della filosofia e della teoria generale del diritto, sollecita interrogativi sulla radice stessa del diritto e degli ordinamenti giuridici, sul come in questi si declina il concetto di giustizia, sul significato e sul ruolo dell’equità, e su molto altro ancora. Il nodo della questione è evidente: il giudice è chiamato a interpretare e a calare nella realtà uno sterile testo scritto che, nel tentativo di disciplinare gli aspetti concreti delle relazioni tra soggetti giuridici, non può che dettare principi di carattere generale che l’interprete, poi, plasma con le fattispecie empiriche cui quei principi si rivolgono. Di conseguenza, residua uno spazio di manovra più o meno...

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