Non l'AI che automatizza le pratiche, quella la conosciamo già. L'AI come interlocutore strategico per chi, al vertice dello studio, certe scelte le porta sulle spalle da solo.
Sappiamo che la maggior parte degli studi professionali italiani è di medie-piccole dimensioni. Il titolare dà il nome allo studio e ne tiene le redini salde. Il rovescio della medaglia è che il più delle volte non ha con chi confrontarsi sulle scelte strategiche. Ha iniziato da solo e anche se il numero dei collaboratori con il tempo è cresciuto, sempre solo è rimasto. I collaboratori aumentano, i clienti pure, il fatturato sale e tutto grava sulle spalle di uno solo, se non dal punto di vista organizzativo, dal punto di vista delle responsabilità: aprire una seconda sede, ritoccare le tariffe, far entrare un socio, cambiare strategia, acquisire nuovi clienti. Certe scelte, d’altronde, appartengono per loro natura a chi ha la responsabilità ultima del progetto. Non è dunque una questione di carattere della singola persona, ma è il ruolo che porta con sé certe conseguenze.Oggi, per la prima volta, c'è una novità che potrebbe cambiare questo “destino” che sembra segnato per chi occupa i vertici dello studio. Questa novità, neanche a dirlo, si chiama intelligenza artificiale.Al titolare di studio, infatti, non mancano certo le informazioni. Ne è sommerso: circolari, aggiornamenti normativi, scadenze, parcelle in sospeso, dati di bilancio, pratiche aperte. Il problema non è avere i dati, ma leggerli insieme e, da lì, decidere. Quando si chiede “ha senso una seconda sede?”, “assumo o esternalizzo?”, “come sono messo rispetto ai colleghi su...