Offerta, domanda, libero mercato, concorrenza, sono termini comuni nella teoria economica, ma stanno perdendo significato nel dilatarsi degli squilibri economici a livello globale.
In giorni di scelte pesanti per l’economia mondiale e l’impatto ambientale della sua gestione, con rinnovata attenzione verso le fasce più deboli e i sistemi economici meno attrezzati a livello mondiale, la memoria corre a quasi 15 anni fa. A quando, improvvisamente, la WTO (World Trade Organization) impose all’Europa un forte ridimensionamento delle sovvenzioni alla produzione di zucchero, scatenando manifestazioni di protesta che coinvolsero centinaia di migliaia di persone (70.000 italiani tra cui il Ministro delle politiche agricole e forestali), mentre milioni di persone parteciparono al concerto organizzato dalla rock star Bob Geldof per sensibilizzare governi e opinione pubblica sulla riduzione del debito contratto dai Paesi africani nei confronti dei Paesi industrializzati. Per la prima volta in termini così globali, fu espressa la necessità di riequilibrare il panorama economico sociale mondiale, spingendo uomini e Governi a riflettere su temi come sostenibilità partendo dal problema “fame”, considerato allora come ora primo indice del più generale problema “povertà”.
Come sostenuto ufficialmente nel (lontano ma attuale) G8 di Gleneagles, la soluzione parte da un aumento delle sovvenzioni e una migliore distribuzione della ricchezza nei Paesi del “Terzo Mondo”) e dal ripristino della democrazia e della tutela dei diritti umani. Il clima, la carenza di sostenibilità...