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Consulenza aziendale, commerciale e marketing 24 Luglio 2026

Il vostro studio supererebbe il controllo che fate ai clienti?

Quante volte, seduti di fronte a un cliente imprenditore, gli avete spiegato cos’è un adeguato assetto organizzativo? E quante volte, tornati in studio, vi siete fatti la stessa domanda su voi stessi?

Il 16.03.2019 entra in vigore la nuova versione dell’art. 2086 c.c., riscritta dall’art. 375 D.Lgs. 14/2019, il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. La norma impone a chi amministra una società di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche per intercettare in tempo i segnali di una crisi. È precettiva da subito. Il resto del Codice della crisi, tra pandemia e rinvii, è diventato pienamente operativo solo il 15.07.2022. Da allora, gran parte del lavoro quotidiano di commercialisti e consulenti del lavoro è diventato anche questo: leggere gli assetti organizzativi del cliente come diagnosi, non come adempimento da spuntare. Suggerire deleghe scritte al posto della memoria del titolare. Immaginare un piano che tenga anche se lui, per un mese, sparisse. Fin qui, la teoria funziona. Il problema comincia quando si prova a chiedere allo studio la stessa cosa che chiede ai propri clienti.Provatelo davvero e non come esercizio retorico. Se il socio più esperto restasse fermo 3 settimane per un problema di salute, lo studio continuerebbe a lavorare con la stessa qualità? Chi gestisce da solo i 20 clienti più importanti tiene le procedure scritte da qualche parte, o solo nella propria testa? E se il titolare sparisse per un mese, chi firmerebbe le pratiche urgenti e con quale autorità?Risposte difficili spesso, il che fa presagire che quell’adeguato assetto manca. Questo è lo...

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