Per molto tempo l’impresa è stata intesa e raccontata come il luogo della produzione, del profitto, dell’efficienza. Ma, mai come oggi, emerge l’incompletezza della definizione. L’impresa infatti rappresenta anche e soprattutto una delle principali istituzioni attraverso cui una società misura e distribuisce ricchezza, opportunità, competenze, fiducia. Ogni salario pagato, ogni investimento realizzato, ogni fornitore coinvolto, ogni innovazione introdotta nella vita quotidiana produce effetti che superano il perimetro del bilancio, arrivando a coinvolgere il mondo circostante. La filosofia del Novecento ci ha consegnato questa lezione decisiva: l’economia non può essere separata dalla società senza impoverire entrambe. Karl Polanyi (“La grande trasformazione”), ricordava che il sistema economico rappresenta una mera funzione dell’organizzazione sociale. Un mercato pensato come meccanismo autonomo, indifferente alla dignità del lavoro e alla coesione delle comunità, finisce spesso per generare fratture, potendo, per contro, diventare un potente strumento di emancipazione e libertà se orientato concretamente da responsabilità, visione, regole e obiettivi condivisi.È in questo quadro che l’impresa assume un ruolo determinante. Non perché debba sostituirsi allo Stato, né perché possa farsi carico da sola di tutte le disuguaglianze, ma perché è nella quotidianità imprenditoriale che la ricchezza e le sue dinamiche di produzione e distribuzione...