Imprese artigiane: la riforma amplia spazio di crescita e formazione
Lo schema di decreto legislativo aggiorna la disciplina del 1985: criteri societari, più sedi operative e valorizzazione dei mestieri. Il testo, approvato in via preliminare, deve completare il confronto istituzionale prima del via libera.
La disciplina dell’artigianato si prepara a cambiare. Il Consiglio dei ministri del 28.10.2026 ha approvato in via preliminare uno schema di decreto legislativo che riscrive la legge-quadro del 1985. Il provvedimento, proposto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, attua la delega contenuta nella legge annuale sulle PMI del 2026. L’obiettivo è adeguare le regole alle trasformazioni del settore, rendendo più agevole lo sviluppo delle imprese e sostenendo il ricambio delle competenze.
Un ambito riguarda l’assetto delle società. Secondo lo schema, la qualifica artigiana potrà essere conservata anche quando i soci impegnati nel lavoro dell’impresa non rappresentino la maggioranza numerica della compagine. Sarà però necessario che questi soci possiedano più della metà del capitale sociale. Restano ferme le disposizioni specifiche previste per le cooperative e per le società in accomandita semplice. Il criterio proposto distingue quindi il numero dei soci lavoratori dal peso della loro partecipazione al capitale.Sul piano organizzativo, il testo ammette l’esercizio dell’attività mediante un massimo di 3 unità locali artigiane. Le sedi potranno trovarsi anche al di fuori della circoscrizione della Camera di Commercio presso cui l’impresa ha sede. Questa possibilità resta subordinata a 2 condizioni: la direzione deve continuare a fare capo...