Imposte dirette 22 Novembre 2024

In nome del gettito, in contrasto del diritto tributario

L’esigenza, ormai stressante, di un gettito a tutti costi è la morte del diritto. Il caso della riapertura del concordato preventivo biennale.

Si sta consumando, proprio in questi giorni, una lenta ma inesorabile disgregazione delle fondamenta del diritto tributario in nome della ricerca spasmodica di fondi per alimentare le casse erariali. Il punto di non ritorno è rappresentato dal D.L. 14.11.2024, n. 167 (in Gazzetta Ufficiale 14.11.2024, n. 267) con il quale si riaprono i termini per le adesioni al concordato preventivo biennale e l’annesso ravvedimento speciale, fissando come nuova scadenza per l’invio della dichiarazione integrativa al 12.12.2024. Peccato che tale termine sia successivo a quello per il versamento del secondo acconto delle imposte per l’anno 2024 che, per i soggetti che hanno aderito al concordato o aderiranno grazie alla nuova finestra temporale, comporta il pagamento di una maggiorazione.In nome dell’esigenza di gettito ci si è “assuefatti” (mi pare il termine più adatto) agli adempimenti entrati in vigore senza concedere il termine minimo di 60 giorni previsto dallo Statuto del contribuente.Sempre per le continue necessità di gettito ci si è abituati alle istruzioni dell’ultimo minuto, agli aggiornamenti dei software a ridosso delle scadenze e, perfino, ai chiarimenti attraverso le FAQ, della cui qualifica di documenti di prassi amministrativa ci sarebbe da discutere.Adesso l’ultimo, quanto preoccupante, punto di non ritorno che il legislatore chiede di accettare, consiste nel prevedere un termine di scadenza di un adempimento successivo a quello previsto per i...

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