Se per l’ottenimento di determinati incarichi professionali si può essere anche solamente tentati di esporre competenze o referenze professionali in realtà non veritiere, è meglio rifletterci sopra e ponderare con scrupolo e prudenza ciò di cui magari ci si vanta: tutto ciò, per evitare di essere chiamati a rispondere del reato di truffa.
A tal proposito si registra un intervento della Cassazione Penale, Seconda sezione (sentenza 17.12.2018, n. 56633), con cui la Suprema Corte ha confermato la condanna di un commercialista, il quale, al fine di ottenere un determinato incarico, aveva falsamente fornito una rappresentazione non corrispondente al vero delle proprie esperienze professionali e contestualmente delle proprie competenze. I giudici hanno in tal caso rilevato un'ipotesi di truffa contrattuale, nel cui contesto le menzogne del professionista risultavano avere ingenerato nel cliente l’errore di potersi fidare di lui e di potergli affidare determinate incombenze relative alla propria attività. Errore che, evidentemente, risultava determinato dall'esposizione di notizie non veridiche, risultanti ex ante idonee ad alterare la capacità decisionale del soggetto-cliente, in ordine all’affidamento dell’incarico oggetto di contesa e in relazione al quale risultava essersi altresì verificato un preciso atto di disposizione patrimoniale, consistente nel pagamento di una parcella che,...