RICERCA ARTICOLI
Accertamento, riscossione e contenzioso 28 Agosto 2026

“Incasso giuridico”: l’evoluzione normativa favorisce il contribuente

La teoria dell’incasso giuridico sarebbe ormai superata alla luce del nuovo quadro normativo e di un rinnovato orientamento di legittimità (Cassazione, sentenze nn. 16595/2023 e 19700/2025).

La C.G.T. di 2° grado del Lazio, sezione IV, con la sentenza 20.05.2026, n. 3167, ha esaminato l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione di 1° grado relativa ad avvisi di accertamento Irpef e addizionali (in particolare per redditi di capitale), emessi nei confronti di soci (e di un’erede) di una società a responsabilità limitata.Nel caso di specie, il recupero a tassazione, in capo ai soci persone fisiche, riguardava la distribuzione di utili deliberata per il 2016 dalla società, ritenendo che tali utili dovessero essere tassati in capo ai soci nel 2017 secondo il principio di cassa (o, secondo la tesi dell’Ufficio, anche sulla base del cd. “incasso giuridico”).In primo grado, i ricorsi riuniti avevano avuto esito differenziato: un ricorso era stato dichiarato inammissibile perché tardivo; gli altri erano stati accolti, poiché il giudice aveva ritenuto provata la rinuncia dei soci a una parte degli utili deliberati, con conseguente mancata percezione degli stessi nel 2017 e permanenza delle somme in società.L’Amministrazione Finanziaria sostiene che, in base alla C.M. n. 73/1994 e a precedenti orientamenti di Cassazione, la rinuncia del socio a crediti verso la società comporterebbe l’applicazione del principio dell’incasso giuridico (equiparando la rinuncia all’incasso ai fini impositivi); inoltre, non vi sarebbe prova sufficiente che dopo la delibera di attribuzione gli utili non siano stati distribuiti.Gli appellati chiedono...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.