Quando si parla di vigilanza in materia di lavoro, storicamente si fa riferimento a ben 4 distinte organizzazioni amministrative: 1) le articolazioni periferiche del Ministero del Lavoro, genericamente impegnate su tutto il fronte contrattuale; 2) le sedi territoriali dell’Inps che provvedono ai recuperi contributivi; 3) gli uffici dell’Inail che curano gli obblighi assicurativi; 4) i servizi specializzati presso le aziende sanitarie locali che si occupano di sicurezza.Inutile dire che una siffatta pluralità di organi comportava nel tempo una frammentazione dei controlli che, oltre a disperdere energie professionali, produceva costi, inefficienze e storture per l’intero sistema.Da qui l’idea, contenuta nel decreto attuativo del Job’s act n. 149/2015, di unificare e riorganizzare le prime 3 in una struttura denominata Ispettorato Nazionale del Lavoro, costituita sotto forma di agenzia vigilata dal Ministero, ma dotata di autonomia amministrativa, regolamentare e contabile.Il nuovo istituto, tuttavia, il 1.01.2017 nasceva zoppo poiché aveva la pretesa di accorpare il personale senza alcun costo aggiuntivo e mantenendo le discipline contrattuali esistenti. Il risultato è che quella normativa non ha mai trovato una reale attuazione: hanno prevalso le resistenze interne degli apparati ad ogni mutamento organizzativo e i 3 corpi sono rimasti separati, tanto sul piano istituzionale che su quello operativo.L’addio definitivo a ogni speranza unificatrice si è...