La metodologia ISA mira ad adeguare le pretese del Fisco non solo all'andamento economico generale, ma soprattutto guardando alla reale situazione vissuta dalla singola attività nel proprio specifico territorio. L'allegato 1 del D.M. 15.04.2026 stabilisce, infatti, che le stime debbano tenere conto dei differenti vantaggi o svantaggi competitivi derivanti dal luogo in cui opera l'impresa o il professionista. A tal fine, il sistema di calcolo applica 2 specifici parametri: l'indice di concentrazione della domanda e l'indice di concentrazione dell'offerta. Viene misurato il livello di saturazione del mercato locale dividendo i ricavi e i compensi per abitante registrati in una specifica area territoriale per l'analogo dato medio nazionale; parimenti viene eseguito il rapporto tra numero di contribuenti attivi a livello locale e media nazionale. Per garantire una fotografia fedele, i dati contabili del 2024 sono stati proiettati al 2025 sfruttando i flussi della fatturazione elettronica e delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva, incrociandoli con i dati Istat sulla popolazione residente al 1.01.2025.
A questa profilazione geografica si affiancano le misure di ciclo settoriale (allegato 2): per tenere conto degli effetti della congiuntura economica, la banca dati storica degli ISA, strutturata su panel pluriennali che arrivano fino al 2023, viene spinta al 2025 e integrata con ulteriori variabili esogene; entrano così nel motore di calcolo il tasso di occupazione regionale aggiornato dall'Istat e i tassi medi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese censiti mensilmente dalla Banca d'Italia.
Infine, di particolare interesse è il meccanismo di correzione straordinaria previsto dall'allegato 4, che interviene in soccorso di chi ha subito una contrazione della propria capacità di generare reddito. Il sistema calcola innanzitutto il rapporto tra i ricavi o compensi dichiarati nel 2025 e i relativi costi intermedi, che per i professionisti includono tipicamente i consumi e le spese documentate, mentre per le imprese racchiudono i costi per servizi, i canoni di locazione e il costo del venduto. Questo dato viene poi messo a confronto con un valore di riferimento storico, calcolato incrociando i dati dei 2 periodi di imposta precedenti. Se dal confronto emerge una riduzione relativa del margine di redditività nell'anno 2025, o se l'analisi dei residui statistici evidenzia una strutturale minore capacità del soggetto di generare valore rispetto allo storico degli 8 anni precedenti, scatta il correttivo.
Di conseguenza, se il contribuente presenta un coefficiente individuale di stima positivo e dichiara un valore aggiunto o ricavi inferiori a quelli teorici attesi, il software interviene abbattendo il coefficiente in misura proporzionale al valore più basso tra la contrazione dei margini registrata nell'anno e la tendenza storica negativa. La metodologia impone, inoltre, un passaggio successivo: qualora, dopo aver applicato questo primo sconto, il coefficiente individuale risulti ancora superiore a 0,5, il sistema esegue un'ulteriore limatura al ribasso parametrata al rapporto tra il reddito effettivamente dichiarato nell'anno e un valore di reddito di riferimento convenzionalmente fissato a 100.000 euro.
Infine, esclusivamente per l'indicatore del valore aggiunto per addetto, se nonostante le riduzioni permane una distanza tra il dato dichiarato e quello stimato, il software applica un secondo intervento di garanzia se il settore economico di appartenenza ha registrato una sofferenza complessiva causata dal peso dei costi energetici. Ciò avviene tramite uno specifico coefficiente elaborato dall'Agenzia sui dati della fatturazione elettronica e delle liquidazioni periodiche Iva.
L’impianto, nel suo insieme, concorre a disinnescare l'anomalia per chi ha operato in condizioni di oggettiva difficoltà, abbassando la soglia dei ricavi e del valore aggiunto teorici necessari per ottenere un migliore punteggio di affidabilità.
