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Diritto
16 Gennaio 2023
La clausola floor applicata sui mutui a tasso variabile è vessatoria
La Corte di Appello di Milano ha stabilito che la clausola "floor" applicata ai mutui a tasso variabile è da considerare vessatoria: è quindi possibile chiedere il rimborso di significative quote di interessi.
Non di rado i mutui a tasso variabile contengono una clausola particolare chiamata "floor" (pavimento), che fissa un limite minimo al valore che può assumere il tasso di interesse; talvolta sono presenti anche clausole cap che, al contrario della floor, fissano un limite massimo al valore che il tasso può raggiungere. La clausola floor è evidentemente a favore della banca che, con la sua presenza, viene messa al riparo da riduzioni troppo marcate dell'Euroribor, garantendo una soglia minima al di sotto della quale il tasso di interesse del mutuo variabile non può scendere; tale clausola è particolarmente vantaggiosa quando i tassi di mercato scendono o addirittura diventano negativi.
Le clausole cap rappresentano, invece, una sorta di tutela del beneficiario del mutuo, in quanto mettono un tetto al rialzo dei tassi di interesse, evitando che la rata da corrispondere diventi esageratamente onerosa. In presenza di entrambe le clausole, banca e mutuatario si trovano in una posizione teoricamente paritaria, anche se i vantaggi effettivi dipendono dall'andamento dei tassi. I problemi si pongono quando nel contratto di mutuo sono presenti solo clausole floor e, peggio ancora, quando tali clausole non sono neppure indicate nei contratti. La stessa Banca d'Italia ha richiamato gli operatori bancari per aver applicato floor ai propri clienti, senza però che questi venissero comunicati nei contratti.
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