L'allegoria classica del viaggio come simbolo di conoscenza e formazione spirituale, rappresenta un percorso individuale vissuto interiormente come una crescita personale e al tempo stesso come una via di sviluppo, che si materializza con un non so che di magico e getta le basi collettive per il progresso.
Dietro il racconto dei viaggiatori c'è, ad accomunarli, un senso di destino che porta alla condivisione di un'esperienza importante e che li spinge a muoversi verso nuove scoperte, animati forse dallo spirito stesso del viaggio. In altre parole, parafrasando la tradizione classica, esiste probabilmente in loro un destino di viandanti, viaggiatori mossi da una forza più efficace della loro stessa volontà, che trovano una propria identità attraverso un cammino guidato, alla ricerca di uno scopo preciso e definito (il benessere spirituale, un significato sociale, una partecipazione a un progetto).
Probabilmente, nella moderna società dei consumi (economici), dei paradossi (culturali) e degli opposti (sociali) non è sufficiente chiedere per avere delle risposte, occorre superare una certa forma stereotipata del viaggiatore e mettersi in gioco provando a dare delle risposte, a vantaggio di un futuro comune che passa anche da una ripresa, e nello stesso tempo da una rivisitazione dell'economia di impresa in senso stretto. Le ombre dei morti, interrogate, rispondono ai pressanti interrogativi di Ulisse, Enea, Dante, ma...