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Diritto 25 Febbraio 2020

La sanzione per i ritardi della P.A. nei pagamenti alle imprese

Lo Stato italiano non ha assicurato nelle transazioni commerciali il rispetto effettivo dei termini, che non devono essere superiori a 30 o 60 giorni di calendario: un abisso rispetto alle consolidate abitudini del settore.

Con la sentenza Commissione/Italia (Direttiva lotta contro i ritardi di pagamento - Causa C-122/18), pronunciata il 28.01.2020, la Grande Sezione della Corte di Giustizia europea ha contestato all’Italia una violazione della direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La Grande Sezione ha sanzionato lo Stato italiano per il mancato rispetto dei termini di pagamento della Pubblica Amministrazione nelle transazioni commerciali con imprese private. Il giudizio si era aperto dopo varie denunce presentate alla Commissione europea da operatori economici e associazioni di operatori economici italiani per i tempi lunghi in cui sistematicamente le Pubbliche Amministrazioni saldano le proprie fatture. La Commissione ha dunque proposto ricorso per inadempimento contro l’Italia. L’Italia, a propria difesa, sosteneva che la direttiva 2011/7/UE impone unicamente agli Stati membri di garantire, nella normativa di recepimento e nei contratti relativi a transazioni commerciali, termini massimi di pagamento conformi all’art. 4, nonché di prevedere il diritto dei creditori, in caso di mancato rispetto di tali termini, a interessi di mora e al risarcimento dei costi di recupero. Secondo la tesi difensiva, tali disposizioni non avrebbero imposto agli Stati membri di garantire l’effettiva osservanza dei termini, in qualsiasi circostanza. La Corte ha respinto tale argomentazione dichiarando che...

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