Accertamento, riscossione e contenzioso 10 Gennaio 2026

La società che lucra non è estranea al reato

Se la società “guadagna” dall’evasione, non è considerato un terzo estraneo e la Cassazione stringe a tal proposito sulla confisca del profitto.

Con la sentenza 14.10.2025, n. 36683 la Suprema Corte di Cassazione ribadisce un’idea molto tranchant. Si sostiene che siccome il profitto del reato finisce in concreto nelle “tasche” dell’ente, l’ente non può poi pretendere di presentarsi come uno spettatore innocente. Ovviamente si tratta di tutte quelle casistiche in cui la frode fiscale viene costruita (e ciò viene concretamente accertato) nell’interesse della società e la società ne ricava un vantaggio economico. Ebbene in tal caso la società non può chiamarsi come “terzo estraneo” e il denaro che rappresenta quel vantaggio può essere colpito da sequestro e confisca. Il caso trattato nasce da una contestazione di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, utili ad abbassare la base imponibile e pagare meno imposte. Ed è proprio questo “pagare meno imposte” che integra un rilevante vantaggio economico, anche se non c’è un incasso vero e proprio, ma un mero risparmio di spesa.Nel caso specifico su un conto intestato alla società erano stati trovati 112.000 euro, sequestrati come profitto e mentre il giudice dell’esecuzione aveva disposto la restituzione, valorizzando l’assoluzione dell’amministratrice di diritto e l’idea che gli autori materiali fossero amministratori di fatto “formalmente esterni”, la Cassazione ribalta ragionevolmente la posizione chiarendo che non conta chi e come l’ha scampata sul piano personale, ma se il reato è...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.