L'esistenza dello stato di default di un'impresa può essere provata non solo grazie al dato contabile, ma anche mediante una valutazione delle condizioni economiche in un lasso di tempo futuro.
La questione è stata affrontata dal Tribunale di Benevento che, con il provvedimento del 18.12.2019, ha chiarito importanti dinamiche da un punto di vista prospettico. Nel provvedimento in commento si legge, infatti, che l'insolvenza consiste in una situazione strutturale e non transitoria di incapacità di soddisfare regolarmente e con i mezzi normali le proprie obbligazioni a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito (Cass. Civ., S.U., sent. 115/2001).
Per contro, l'inadempimento costituisce un indizio sintomatico dello stato di insolvenza, ma non ne rappresenta un elemento necessario. Di conseguenza, prosegue il Tribunale, ben possono configurarsi le seguenti situazioni:
a) sussiste stato di insolvenza, ma non inadempimento (è il caso dell'imprenditore che adempie le proprie obbligazioni con mezzi anormali, ad esempio cedendo i propri beni in luogo del pagamento);
b) sussiste inadempimento, ma non stato di insolvenza (è il caso dell'imprenditore che volontariamente rifiuti di adempiere un'obbligazione, contestandone l'an o il quantum; ed è ancora il caso dell'imprenditore che si trovi nella sola temporanea impossibilità di soddisfare i creditori, quando possa prospetticamente valutarsi che tale situazione è superabile, ad esempio, con la riscossione di crediti di certo realizzo, che lo stesso vanta nei confronti di terzi).
È ormai pacifico che l'indagine...