Nel mese di aprile, il Tribunale di Torino aveva scatenato la bufera politico-sindacale per la qualificazione del rapporto di lavoro di 6 fattorini di Foodora. Il giudice aveva concluso, in quell'occasione, che i riders (i ciclo-fattorini che operano con l'ausilio di piattaforme digitali) dovessero essere censiti come lavoratori autonomi e non come lavoratori subordinati. La decisione è stata un fulmine a ciel sereno, se si immagina di applicare il diritto del lavoro previsto per i dipendenti all'attuale e molto più tecnologico fattorino.
Non si può non ricordare che l'attuale compagine governativa avrebbe voluto introdurre specifiche tutele. Infatti nelle prime bozze circolate del Decreto Dignità, dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri, erano inserite peculiari disposizioni per questi lavoratori, i quali venivano qualificati ex lege come lavoratori subordinati, prevedendo altresì il divieto di corrispondere la retribuzione a cottimo. La storia però racconta che il c.d. “Decreto Dignità” (D.L. n. 87/2018 convertito in L. n. 96/2018) non contiene più alcun cenno a tali disposizioni, poiché si è ritenuto che le tutele siano già contenute nella contrattazione collettiva di settore.
A distanza di qualche mese, confermando l'orientamento assunto dal giudice di Torino, il Tribunale di Milano, il 10.09.2018, deposita una sentenza che sancisce l'attrazione...