Il lavoratore autonomo nell'ambito della sicurezza sul lavoro ha avuto sempre un ruolo controverso, giocato sul difficile compromesso tra costi e tutela. Ne è nato un “ibrido normativo” aggravato da situazioni operative critiche e dal ricorso a rapporti di lavoro volti spesso a eludere obblighi stringenti che le imprese hanno nei confronti dei propri dipendenti.
Gli infortuni subiti dai lavoratori autonomi nel comparto edile rappresentano un fenomeno ricorrente, in particolare in attività su coperture o in quota, con conseguenze spesso mortali per l'assenza di sistemi di trattenuta, l'utilizzo di ponteggi o apprestamenti di fortuna privi delle necessarie protezioni o per il transito su strutture non portanti.
La normativa pur prolifica resta quindi disattesa e l'aver sollecitato il lavoratore autonomo a preoccuparsi soprattutto della propria sicurezza, dando per scontata una presunta professionalità pregressa, ha lasciato parecchi nodi irrisolti.
La struttura imprenditoriale polverizzata in piccole realtà di microimprese e lavoratori autonomi, ossatura della forza lavoro ma poco rispondenti alla gestione complessa e alla natura dei rischi dei cantieri, se contiene i costi, tende tuttavia a diluire le responsabilità.
L'inquadramento formalmente presuppone un'autonomia riconosciuta, ma nei fatti tali figure sono spesso inserite come veri e propri dipendenti all'interno dell'organizzazione e...