Paghe e contributi 11 Gennaio 2025

Lavoro domestico: discriminazione di genere nell’orario di lavoro

La Corte di Giustizia Europea stabilisce l’obbligo di misurare l’orario anche per i collaboratori domestici, tutelandone i diritti.

La Corte di Giustizia Europea è intervenuta con la sentenza C-531/23 per affrontare una questione delicata legata alla rilevazione dell’orario di lavoro nel settore domestico. La controversia ha avuto origine in Spagna, dove una lavoratrice domestica licenziata ha contestato la mancata documentazione relativa al suo orario di lavoro e alle ore straordinarie svolte. Al centro del dibattito si trova una normativa nazionale che esonera i datori di lavoro domestici dall’obbligo di registrare l’orario lavorativo dei propri collaboratori. La Corte ha sottolineato che questa esenzione, in un settore dove il 95% della forza lavoro è femminile, può rappresentare una discriminazione indiretta fondata sul sesso.Principio della tutela dei lavoratori e l’obbligo di registrazione - La Direttiva 2003/88/CE stabilisce chiaramente l’obbligo, per tutti i datori di lavoro, di garantire un sistema di rilevazione degli orari di lavoro per verificare il rispetto dei limiti orari settimanali e dei periodi di riposo. L’assenza di questo strumento nel settore domestico espone le lavoratrici a un rischio concreto di violazione dei propri diritti, soprattutto in caso di controversie legate alla retribuzione o al superamento dei limiti orari previsti dalla legge. Inoltre, l’onere della prova ricade spesso sulle lavoratrici stesse, che si trovano prive di documentazione ufficiale per supportare le proprie rivendicazioni.Discriminazione di genere e principi europei di equità - La Corte...

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