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Immobiliare 22 Settembre 2026

Le rettifiche catastali e la Corte di Cassazione

Secondo la Suprema Corte di Cassazione in caso di Docfa la motivazione della rettifica catastale è adeguata quando riporta la mera indicazione di elementi oggettivi e della classe attribuita.

All’interno dei meandri della Suprema Corte di Cassazione si è cristallizzato l’orientamento in base al quale nelle rettifiche catastali la motivazione è soddisfatta con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita. Qualora i dati inseriti dal contribuente nel Docfa siano disattesi dall’Agenzia delle Entrate, la motivazione dell’atto deve essere più dettagliata. Sul punto si veda ad esempio l’ordinanza 1.03.2025, n. 5451. Innanzitutto, le rettifiche catastali sono tutte in aumento anche in caso di operazioni che non migliorano nulla delle unità immobiliari come frazionamenti e fusioni di sub. Inoltre, risulta ben noto che la vetustà degli immobili implica in re ipsa che i materiali costruttivi tendono a deteriorarsi e sono soggetti a logorio, per esempio il cemento armato perde elasticità e proprietà con il trascorrere del tempo; le tecnologie costruttive tendono ad essere scadenti nel caso di immobili costruiti in tempi remoti. Gli orientamenti della Suprema Corte di Cassazione sono una solida base per le rettifiche catastali che in tal modo possono riportare anche dei dati estrapolati a caso dai Docfa per poi innalzare sistematicamente le classi e le rendite catastali. I dati estrapolati dai Docfa potrebbero anche non essere contestualizzati e privi di valutazioni effettive che giustifichino l’innalzamento di classe e rendita catastale. Questi orientamenti incredibilmente rischiano anche di favorire decisioni senza motivazione, né...

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