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Diritto
03 Gennaio 2020
L’effettività del costo prevale sulla consapevolezza della frode
La consapevolezza dell'operazione-carosello non esclude di per sé la deduzione del costo di fatture soggettivamente inesistenti, purché si accerti che la spesa sia stata effettivamente sostenuta dal contribuente.
Anche per il contribuente in malafede sarebbe consentito dedurre costi riferibili a operazioni soggettivamente inesistenti che si inseriscono in un sistema di frode carosello. A sancire il principio testé espresso ha di recente provveduto la V Sez. Civ. della Cassazione, con la sentenza 12.12.2019, n. 32587. Con tale pronuncia i giudici hanno appunto confermato la deducibilità di quei costi che, ancorché afferenti a fatture soggettivamente false e in quanto tali inserite nel contesto di una frode carosello, per il solo fatto che sono stati effettivamente sostenuti.
Rispetto a quanto emerso in passato, non viene ritenuta rilevante, in capo all’acquirente, la consapevolezza del carattere fraudolento delle operazioni oggetto di contestazioni, con esclusione di quelle ipotesi in cui i costi in argomento siano stati direttamente utilizzati per la commissione di un delitto non colposo. I fatti riguardano l’utilizzo (contabilizzazione e dichiarazione) di fatture soggettivamente inesistenti, emesse da un soggetto fornitore, nei confronti del quale era stata appurata la natura di “mera cartiera” nel contesto di una frode carosello.
L’iter seguito dalle Entrate aveva ottenuto il via libera dai giudici tributari di primo e secondo grado che, in virtù della piena consapevolezza della frode da parte del contribuente verificato, non avevano avuto alcun dubbio nel confermare la legittimità dei recuperi erariali. La...