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Imposte dirette 21 Agosto 2026

L’Europa dice no al regime forfetario

Diverse le criticità rilevate, a cominciare dalla disparità di trattamento col lavoro dipendente.

Dopo le raccomandazioni del 2024 e 2025, anche quest’anno la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di rivedere il sistema di agevolazioni per i lavoratori autonomi che vige nel nostro Paese. In particolare, nel mirino di Bruxelles è finito il regime forfetario per le partite Iva introdotto nel 2015 al fine di:- semplificare gli oneri burocratici e contabili attraverso una riduzione dei costi di gestione e l’esonero da alcuni adempimenti complessi come, ad esempio, la tenuta delle scritture contabili o la liquidazione periodica dell’Iva;- alleggerire il carico fiscale applicando un’aliquota Irpef del 15% che scende addirittura al 5% per le start-up;- contrastare il sommerso e l’evasione fiscale offrendo agli autonomi di scarsa entità economica un regime fiscale trasparente, accessibile e conveniente;- sostenere le nuove attività professionali o d’impresa nella fase d’avvio in cui, generalmente, i costi sono più pesanti e i ricavi più incerti.Poste le lodevoli finalità che sono alla base dell’istituto in questione, la Commissione UE ha in primo luogo evidenziato la notevole disparità di trattamento tra lavoro dipendente e lavoro autonomo. Mentre, infatti, un lavoratore subordinato è assoggettato a un’Irpef progressiva che può arrivare al 43%, un professionista o un artigiano con lo stesso reddito paga soltanto il 15% flat. Questo divario, oltre a contravvenire al principio di progressività contenuto nell’art. 53 Cost., potrebbe incentivare...

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