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Lavoro 14 Febbraio 2020

Licenziamento dopo una colluttazione

Se l'alterco è qualificato come diverbio litigioso e non come rissa, non sussistono i presupposti per il provvedimento che, se comminato, risulta illegittimo. Dunque, consentito l'indennizzo risarcitorio, non il reintegro.

È legittimo il licenziamento di un dipendente (nello specifico “quadro”) che reagisce all'aggressione di un sottoposto, colpendolo e causandogli lesioni di una certa gravità? Il caso, che ebbe una certa eco sulla stampa al tempo in cui accadde, è stato affrontato dalla Corte d'Appello dell'Aquila, secondo cui “il diverbio tra i due dipendenti effettivamente degenerò in una colluttazione che provocò lesioni a entrambe le parti”. Il quadro non si limitò a contenere le aggressioni del collega, il quale venne anzi sovrastato dalla sua forza fisica, riportando lesioni gravissime. La Corte escluse in ogni caso che la vicenda potesse configurarsi “come vera e propria rissa, piuttosto come un diverbio litigioso sfociato in vie di fatto”; valutando l'inquadramento del dipendente e la circostanza che questi si fosse difeso dall'aggressione subita dal sottoposto, ritenne sproporzionata la sanzione irrogata (il licenziamento) condannando l'azienda, risolto il rapporto, al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 24 mensilità. La Corte di Cassazione, con sentenza 29090/2019, ha confermato la correttezza dell'operato della Corte territoriale, sulla base di diverse argomentazioni. Innanzitutto ribadendo che “in tema di licenziamento per giusta causa, ai fini della proporzionalità tra addebito e recesso rileva ogni condotta che possa scuotere la...

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