Uno dei temi più difficili da affrontare, da sempre, è il licenziamento.
Da un punto di vista psicologico il licenziamento è un trauma, una rottura non facile da gestire perché va ad interrompere una continuità che dava garanzia e sicurezza.
Quasi sempre chi viene licenziato si sente deluso e tradito, molto spesso smarrito e confuso. Un misto di sensazioni ed emozioni che vanno dalla rabbia per il senso di ingiustizia al sentirsi incapace e sbagliato. Può accadere di non riuscire a intravedere nessuna via d'uscita e si può entrare in uno stato di depressione, con conseguenze anche sulla salute fisica. Tutto ciò indipendentemente dalle motivazioni o dalle cause giuste o sbagliate che hanno portato al licenziamento.
Però licenziare non è facile neppure per il datore di lavoro.
Certo, in questi casi le istruzioni per il buon datore di lavoro prevedono l'entrare in empatia con il proprio dipendente, ascoltarlo, accoglierlo e rincuorarlo. Dirgli che ce la farà, che non è colpa sua.
Però il sapere che il licenziamento inciderà necessariamente sulla persona che si ha di fronte, al di là delle parole che si possono usare, è fonte di disagio, ansia e senso di colpa anche per il datore di lavoro, che vorrebbe scappare e non dover licenziare. Che anzi molto spesso scappa delegando ad altri questa incombenza.
È possibile uscirne velocemente o almeno ridurre al...