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Gestione d'impresa 08 Giugno 2020

Licenziare ed essere licenziati

La gestione psicologica, vista dagli occhi di entrambi gli autori, dell'allontanamento dal luogo di lavoro.

Uno dei temi più difficili da affrontare, da sempre, è il licenziamento. Da un punto di vista psicologico il licenziamento è un trauma, una rottura non facile da gestire perché va ad interrompere una continuità che dava garanzia e sicurezza. Quasi sempre chi viene licenziato si sente deluso e tradito, molto spesso smarrito e confuso. Un misto di sensazioni ed emozioni che vanno dalla rabbia per il senso di ingiustizia al sentirsi incapace e sbagliato. Può accadere di non riuscire a intravedere nessuna via d'uscita e si può entrare in uno stato di depressione, con conseguenze anche sulla salute fisica. Tutto ciò indipendentemente dalle motivazioni o dalle cause giuste o sbagliate che hanno portato al licenziamento. Però licenziare non è facile neppure per il datore di lavoro. Certo, in questi casi le istruzioni per il buon datore di lavoro prevedono l'entrare in empatia con il proprio dipendente, ascoltarlo, accoglierlo e rincuorarlo. Dirgli che ce la farà, che non è colpa sua. Però il sapere che il licenziamento inciderà necessariamente sulla persona che si ha di fronte, al di là delle parole che si possono usare, è fonte di disagio, ansia e senso di colpa anche per il datore di lavoro, che vorrebbe scappare e non dover licenziare. Che anzi molto spesso scappa delegando ad altri questa incombenza. È possibile uscirne velocemente o almeno ridurre al...

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