Le aziende stanno per ripartire dopo un arresto forzato. Può essere una buona occasione per reinventarsi “green” e accedere a nuove opportunità e nuovi mercati.
È proprio vero che basta una mano di vernice verde per essere competitivi? È vero il contrario. La transizione non deve essere superficiale, i consumatori e i portatori d'interesse sono sempre più esigenti e informati, occorre riprogettare i prodotti e i processi, attraverso una pianificazione chiara e dettagliata. Molte aziende lo stanno già facendo: nel 2019, secondo Unioncamere, oltre il 21,5% di imprese italiane ha investito in green economy, registrando aumenti di fatturato maggiori rispetto alle organizzazioni che non hanno adottato tali modelli.
Ma cos'è un prodotto verde? Parliamo di un prodotto che a parità di funzione riduce il proprio impatto ambientale. Più in dettaglio occorre esaminare il ciclo di vita del prodotto, dall'estrazione delle materie prime alla fabbricazione, dall'imballaggio alla distribuzione, fino all'uso e manutenzione oltre allo smaltimento finale. In ognuna di queste fasi si possono ottenere miglioramenti di sostenibilità. Per esempio, possiamo usare nella fabbricazione energia rinnovabile, possiamo usare, tra le materie prime, oggetti inutilizzati, privilegiare la vendita a km 0, fino a prevedere imballaggi biodegradabili.
Nella pratica occorre incaricare un esperto (interno o esterno) che seguirà il processo con l'obiettivo di acquisire una certificazione (Ecolabel) riconosciuta dal mercato di riferimento.
A livello globale è interessante notare che...