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Diritto privato, commerciale e amministrativo 20 Marzo 2026

L’intelligenza artificiale “allucina”, il difensore paga

La Caporetto processuale del copia-incolla acritico.

C'è una perversa illusione che serpeggia nelle errate convinzioni di alcuni Colleghi: la convinzione che l'intelligenza artificiale generativa sia una sorta di oracolo infallibile, capace di sfornare ricorsi, memorie e pareri in pochi secondi, esentandoci di fatto dalla fatica dello studio. La realtà, però, ha appena bussato alle porte dei tribunali, presentando un conto salatissimo. E la lezione che ne deriva è di quelle che non ammettono repliche.La vicenda, definita dalla recente sentenza del Tribunale di Siracusa n. 338/2026, l’ultima come pronuncia su questo delicato tema, è l'emblema di un disastro annunciato. In una banale controversia in materia di sublocazione, la difesa, per tentare di scardinare un orientamento giurisprudenziale granitico, ha depositato un atto farcito di ben 4 sentenze della Corte di Cassazione. Numeri, sezioni, date e virgolettati: tutto appariva formalmente ineccepibile e perfettamente calzante. Peccato che quelle pronunce fossero letteralmente inesistenti, inventate di sana pianta da un algoritmo. Sentenze fantasma, con numeri reali abbinati a massime create dal nulla: l'equivalente logico di una firma falsa apposta su una carta intestata vera.Il Giudice, con un rigore analitico che supplisce alla sconcertante negligenza del difensore, ha smontato l'inganno: escluso il malfunzionamento delle banche dati ufficiali e l'umano errore materiale, la diagnosi è stata spietata. Il professionista si è affidato a un modello linguistico (LLM)...

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