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Consulenza aziendale, commerciale e marketing 16 Luglio 2026

L’intelligenza artificiale in studio ... è un’altra storia

L’AI è già entrata negli studi professionali, spesso senza regole né consapevolezza. Il problema non è più convincere i collaboratori a usarla, ma capire come la usano e guidarne l’impiego in modo sicuro e responsabile.

Provate a introdurre un gestionale nuovo in studio, oppure una procedura diversa per archiviare i fascicoli. Passano settimane, spesso mesi, prima che qualcuno la usi davvero senza che gliel'abbiate ricordato altre 3 volte. I collaboratori di studio non sono, per indole, proattivi: aspettano un'indicazione, aspettano che decidiate voi (e che insistiate, se serve).Con l'intelligenza artificiale, sta succedendo qualcosa che non avevate mai visto prima. Qualcuno, in studio, la sta già usando. Senza che gliel'abbiate chiesto, senza aspettare un'indicazione, magari con il proprio cellulare personale, nei ritagli di tempo tra una pratica e l'altra. Perché proprio questa volta si comportano diversamente?La prima ragione è semplice: il beneficio è per loro ed è immediato. Non è un vantaggio astratto che si vedrà nei conti dello studio a fine anno, ma qualcosa di tangibile e immediato: meno fatica, meno dubbi, più tempo per altro. Per la prima volta, la novità conviene prima di tutto a chi la usa, non solo a chi la introduce in studio.La seconda ragione la sottovalutiamo quasi sempre: quello strumento, i vostri collaboratori, spesso lo conoscono già. Lo hanno usato per organizzare le vacanze, per farsi aiutare con i compiti dei figli, persino per scrivere un messaggio imbarazzante a una ex. Non stanno imparando qualcosa quando lo portano in studio: stanno solo spostando una competenza privata (magari agli albori) dentro l'orario di lavoro.Ed è qui che il problema cambia...

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