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Lavoro 05 Maggio 2020

Londra non vuole più i nostri ragazzi

Con la Brexit cambiano le regole per lavorare nel Regno Unito.

Negli ultimi decenni Londra è stata una meta agognata da tantissime ragazze e ragazzi italiani di diverse generazioni.
Grazie all'estrema facilità con cui era possibile trovare un impiego da cameriere, aiutocucina, barista, fattorino, commessa o babysitter, un soggiorno nella capitale inglese era considerato una buona opportunità per fare un'esperienza all'estero e, al tempo stesso, prendere confidenza con una lingua divenuta nel tempo sempre più indispensabile.
Con l'avvento della Brexit le cose non stanno più così.
Nello scorso mese di febbraio il governo di Boris Johnson ha pubblicato le linee guida delle nuove politiche migratorie nel Regno Unito, ora basate su un assunto fondamentale: il diritto di stabilirsi oltre Manica dipenderà unicamente dalle caratteristiche personali dell'interessato, a nulla più rilevando la nazionalità.
Pertanto, a prescindere dal Paese di provenienza, potrà vivere e lavorare in Gran Bretagna solo chi avrà ricevuto una legittima offerta di lavoro qualificato che richieda una conoscenza adeguata dell'inglese.
Per meglio definire i contorni di questa nuova figura di migrante, l'esecutivo britannico ha fissato 4 condizioni essenziali: 1) lo stipendio deve essere pari ad almeno 25.600 sterline (corrispondenti a circa 29.000 euro); 2) operi in uno dei settori caratterizzati da carenza di manodopera e lo stipendio sia almeno di 20.480 sterline; 3) il lavoro richieda un dottorato in una materia STEM (scienze, tecnologia, ingegneria o matematica); 4) il lavoro richieda un qualsiasi altro dottorato ma preveda un salario di almeno 23.040 sterline.
Cosa cambia - Poco o nulla per i lavoratori muniti di una buona specializzazione, tantissimo per le basse qualifiche e per quella miriade di lavoretti che tanto attiravano i nostri giovani.
Lo scopo immediato del governo britannico è quello di dichiarare guerra alle imprese che fino ad oggi hanno sfruttato manodopera a basso costo, proveniente soprattutto dai Paesi europei meno sviluppati, favorendo per converso i lavoratori locali.
Ad essere maggiormente penalizzati sono, dunque, i cittadini UE che fino a poco tempo fa potevano fruire della libera circolazione e ai quali, tuttavia, viene garantito in via transitoria il diritto di restare sul territorio indefinitamente, purchè regolarmente registrati nel Paese fino al 30.06.2021.
Gli obiettivi più a lungo termine sono quelli di stimolare gli investimenti in tecnologia e migliorare la competitività del sistema, riducendo le disuguaglianze ed aumentando i salari più bassi grazie ad un'occupazione più stabile e qualificata.
Ovviamente occorreranno degli anni per verificare gli effetti delle nuove regole, anche se sulla loro riuscita pesano diverse incognite, a cominciare dalla necessità di fortissimi investimenti economici sia pubblici che privati, resi ancor più difficili dal flagello del coronavirus.