La riforma del processo penale (c.d. Riforma Cartabia, D.Lgs. 150/2022) è entrata in vigore il 30.12.2022, con L. 199/2022 portando novità anche riguardo alla c.d. udienza filtro.
Uno dei principali profili processuali toccati dalla novella legislativa è rappresentato dai criteri che il giudice per l’udienza preliminare deve seguire per l’emissione della sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 c.p.p. L’udienza preliminare, infatti, si pone come filtro rispetto alla fase dibattimentale, in un’ottica di deflazione dei processi penali. L’art. 425, c. 3 c.p.p., in passato, faceva riferimento all’ipotesi di sentenza di proscioglimento qualora gli elementi acquisiti risultassero insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio.
La riforma Cartabia, ampliando il novero dei poteri di cognizione della suddetta fase processuale, modifica tale inciso sostituendolo con una prognosi sul possibile esito del dibattimento. Invero, il GUP (Giudice dell'udienza preliminare) emette la sentenza di non luogo a procedere qualora gli elementi acquisiti non consentano di formulare una ragionevole previsione di condanna. Sebbene la sentenza di non luogo a procedere mantenga la natura processuale, il giudice dispone il rinvio a giudizio solo laddove gli elementi acquisiti consentano una ragionevole previsione di condanna all’esito del dibattimento. Il tema dell’ampiezza dei poteri affidati al giudice per l’udienza preliminare e del relativo giudizio posto a fondamento di una sentenza di non luogo a procedere è stato al centro di un complesso...