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DIRITTO 12/09/2019

Mancato versamento dell'acconto agli arbitri: quali conseguenze

L'art. 816-septies c.p.c., aggiunto dall'art. 2, c. 1 D.Lgs. 40/2006, prevede, al c. 1, che gli arbitri possano subordinare la prosecuzione del procedimento al versamento anticipato delle spese prevedibili. Salvo diverso accordo delle parti, gli arbitri determinano la misura dell'anticipazione a carico di ciascuna parte, precisando, al comma successivo, che se una delle parti non presta l'anticipazione richiestale, l'altra può anticipare la totalità delle spese. Se le parti non provvedono all'anticipazione nel termine fissato dagli arbitri, non sono più vincolate alla convenzione di arbitrato con riguardo alla controversia che ha dato origine al procedimento arbitrale.
Tale previsione, certamente dettata a tutela degli arbitri e fondata sui doveri di collaborazione scaturenti dal rapporto di mandato, non appare ricollegabile a una mera richiesta degli arbitri stessi, essendo necessaria, come ben evidenzia il termine “subordinare” utilizzato dal legislatore, una specifica manifestazione della volontà di condizionare la prosecuzione del procedimento al versamento delle somme dovute a titolo di anticipazione delle spese prevedibili. Il riferimento alle “spese prevedibili” non riguarda anche gli onorari, ove solo si consideri che nell'art. 814 c.p.c. è ben evidenziata la distinzione fra spese e onorari, ragion per cui l'omessa indicazione di questi ultimi nell'art. 816-septies c.p.c. non può considerarsi priva di significato.
L'art. 814 c.p.c. configura, in primo luogo, un meccanismo contrattuale di determinazione del compenso spettante agli arbitri, scandito dall'autoliquidazione, effettuato dagli stessi arbitri, avente valore di proposta contrattuale che, per essere vincolante per le parti del giudizio, deve da queste essere accettata. Tale proposta non è revocabile liberamente dai proponenti, ma rimane ferma sinché, in difetto di accettazione, a essa succeda la determinazione giudiziale su richiesta degli stessi arbitri onde acquisire un titolo (non contrattuale ma) giurisdizionale e, quindi, imperativo ed esecutivo; pertanto, l'accettazione delle parti del giudizio arbitrale può intervenire anche nel corso del procedimento giurisdizionale introdotto dagli arbitri e sino alla conclusione di esso, con la pubblicazione dell'ordinanza finale del giudice, il quale, ove la detta accettazione effettivamente sopraggiunga nelle more del giudizio, è tenuto a dichiarare cessata la materia del contendere (Cass. 30.12.2004, n. 24260).
L'autoliquidazione degli onorari da parte degli arbitri è fonte di obbligazione nella sola ipotesi in cui essa sia accettata da entrambe le parti compromettenti, sicché il difetto di accettazione di una sola di queste obbliga il Presidente del tribunale adito a procedere alla liquidazione anche nell'ipotesi in cui la somma richiesta sia stata corrisposta.
Legittimati a proporre la domanda di liquidazione sono, peraltro, i soli arbitri, in base alla speciale procedura di cui all'art. 814, c. 2 c.p.c., con la conseguenza che le parti stesse devono fare necessariamente ricorso al giudizio ordinario da instaurarsi con atto di citazione e, dall'altro, che le parti medesime intervenute nel procedimento dinanzi al presidente del tribunale non possono, nell'ipotesi in cui la detta autorità giudiziaria abbia pronunziato un provvedimento negativo, proporre ricorso per Cassazione (Cass. 28.03.2003, n. 4743).