Nell’attuale scenario epidemiologico e in carenza globale di dispositivi di protezione individuale (DPI) occorre mediare tra esigenza di tutelare il personale più esposto e necessità di ottimizzare l’utilizzo dei prodotti. Il quadro straordinario può determinare incertezze per il datore di lavoro che deve individuare le caratteristiche e assicurare la formazione del personale. La selezione dei DPI più idonei deve tenere conto del rischio di trasmissione di COVID-19 in funzione del soggetto (i più contagiosi presentano tosse e/o starnuti) e del tipo di contatto, per cui il rischio aumenta se ravvicinato (< 1 m) e prolungato (> 15 min) o se si eseguono procedure in grado di produrre aerosol.
Le mascherine chirurgiche sono dispositivi medici conformi alle norme EN 14683 che fissa i requisiti di prestazione e EN 10993 di biocompatibilità, creando una barriera di protezione nella diffusione di droplet (patogeni trasmissibili attraverso aerosol e goccioline). Classificate in tipo I per ridurre la diffusione del contagio (no COVID-19 positivi), mentre il tipo II (3 strati) e IIR (4 strati) con un’efficienza di filtrazione batterica che arriva a ≥ 98%: sono destinate agli operatori sanitari; la IIR resiste anche agli spruzzi.
L’adozione è raccomandata per soggetti sintomatici con tosse o starnuti e per chi entra a contatto con possibili sospetti. Non si tratta di un mezzo risolutivo ma integra misure complementari come il distanziamento sociale e la corretta prassi igienica. L’uso errato come la scelta di maschere non idonee può pregiudicare la riduzione del rischio: sono fondamentali un accurato lavaggio delle mani prima di indossarle e una volta rimosse ed il coprire bene naso, bocca e mento, assicurando l’aderenza. Occorre evitare di toccarle e sostituirle se umide e al termine dell’attività che espone al rischio eliminandole immediatamente.
L’impiego dei veri e propri DPI delle vie respiratorie (FFP) va attentamente valutato e circoscritto a casi specifici che prevedono la possibilità di contatto diretto con sintomatici o soggetti con diagnosi sospetta o accertata o posti in regime di quarantena. Maschere di classe certificata almeno FFP2 sono indossate da operatori sanitari quando eseguono procedure che producono aerosol.
Le maschere protettive per le vie respiratorie sono DPI classificati FFP1, FFP2 e FFP3 in base al livello di protezione garantito da agenti biologici aerodispersi, con grado di efficienza rispettivamente 80%, 94% e 98%. I facciali filtranti riportano la sigla NR se utilizzabili per singolo turno di lavoro, la sigla R se riutilizzabili per più turni. I DPI conformi alla legislazione vigente sono marcati CE e rispondono alla norma UNI EN 149:2003. Dati i problemi di approvvigionamento causati dall’emergenza, in deroga alle condizioni ordinarie il D.L. 17.03.2020, n. 18 “Cura Italia”, ha equiparato le mascherine chirurgiche ai DPI ai sensi del D.Lgs. 81/2008, consentendone l’immissione sul mercato prive di marcatura CE previa approvazione dell’ISS.
Le maschere con indicazione “monouso” (for single use) apposta dal costruttore e quelle medico-chirurgiche non possono essere riutilizzate. Non si dispone attualmente di metodi riconosciuti per disinfettare o sterilizzare in sicurezza DPI monouso con filtro facciale in grado di eliminare la carica virale, mantenendo inalterate capacità filtrante e tenuta dei componenti. L’ISS deve definire con i produttori linee guida validate per evitare pericolosi fai da te.
