È notizia di questi giorni che il mercato del lavoro domestico registra un'inversione di tendenza nel numero degli occupati e, quindi, un calo significativo della disoccupazione. Del pari una recente indagine Unioncamere-Anpal stima un fabbisogno di personale tra 1,3 e 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro, nel periodo 2022-2026, in particolare per profili sempre più difficili da reperire.
Nello scenario di cui sopra, anche incomprensibilmente, si annota il c.d. fenomeno delle “grandi dimissioni” che vede non solo il nostro Paese interessato, ma tutto l'occidente. È indubbio che siamo in presenza di una vera e propria disruption anche in ambito lavorativo e che tale aspetto è da annoverare quale riflesso di una serie di comportamenti/difficoltà che si sono registrati vieppiù in questi ultimi anni nei posti di lavoro ove il personale addetto non ha più trovato gratificazioni e/o motivi tali per proseguire nelle mansioni svolte.
Inoltre, uno dei fattori più critici è quello del c.d. mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Nel recente passato, sovente, si è registrato, da un lato, l'aumentare della disoccupazione e, dall’altro, il numero dei posti vacanti.
Infatti, l'accelerazione registrata negli ultimi anni da parte delle imprese nell'innovazione di prodotto e/o di processo, portate avanti anche grazie al pacchetto “industria 4.0”, successivamente...